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Born Ruffians - The Ballad Of Moose Bruce

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Elegantissimo ralenti in bianco e nero per il nuovo video degli indie rocker canadesi Born Ruffians. Girato tre mesi fa, ritrae The Chris Hero (una sorta di celebrità, a quanto pare) e Marcus Marquez nell'atto di uno dei gesti tecnici più classici e spettacolari del professional wrestling, il moonsault (o back flip splash). In realtà ci sarebbero anche uno head stomp e un elbow smash, ma le inquadrature e il tempo dedicati alla mossa finale sono tali da permetterci di concentrarci solo su questo.
Il mondo ha imparato a rispettare il wretling professionistico grazie a Mickey Rourke e Darren Aronofsky, ma The Wrestler sacrificava tecnica ed estetica sull'altare di uno stile naturalistico che evidenziasse il dramma personale. Là camera a mano e illuminazione low-key, qua il contrario. Le riprese sono state effettuate su una Olympus I-Speed 3, macchina solitamente usata per i crash test e adoperata a 20.000 fotogrammi per secondo. Qui l'immagine mira all'esaltazione del movimento e della sua perfezione. Dirigono Brian Hamelin e Christian Kelly per Vulture Culture Films, società di produzione canadese. Il video è girato allo Squared Circle Training, maggior scuola di wrestling dell'Ontario.

I Born Ruffians pure vengono dall'Ontario e condividono con i due registi la passione per questo sport quest'arte. Suonano indie rock, nè più nè meno. Tratta dal loro terzo album, "The Ballad Of Moose Bruce" sviluppa tensione non risolta attraverso il pulsare di basso e cassa; su di essa si delineano le parti melodiche, che curiosamente coniugano una radice folk e una postpunk. Ballata atipica.

Canzone 6.8
Video 7.8


PJ Harvey - The Words That Maketh Murder

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Scusate, mi ero perso la notizia: ogni traccia dal nuovo album di Polly Jean Harvey avrà un video d'accompagnamento. A saperlo subito avrei dedicato un post anche al video del primo pezzo, The Last Living Rose, uscito ormai oltre un mese fa. Ma poichè non mi aveva detto molto avevo deciso di tralasciare (il video, non il brano).

Ora, però, val la pena di interpretare quelle immagini come tessere di un puzzle che si completerà quando ne avremo tutti e dodici i pezzi. Tanti sono i cortometraggi che il fotografo Seamus Murphy ha girato nel corso di un viaggio di 5.000 miglia (son tante, fateci caso) attraverso l'Inghilterra. Si compone allora una cartografia fotografica che alle immagini aggiunge pochissimo suono, pochi movimenti e zero effetti. Lo stile è quello del reportage, ottenuto tramite l'approccio al suo paese come se fosse terra straniera da parte di un fotogiornalista di fama internazionale, celebre per il suo lavoro in Aghanistan e Medio Oriente. Murphy è vincitore di sei World Press Photo Awards e di un World Understanding Award. Qua potete scoprire il suo lavoro e qua potete leggere un'introduzione ai dodici cortometraggi. Visioni di rara limpidezza.

Della musica di Polly potrei parlarne per ore, ovviamente da un punto di vista personale. Vi racconterei di quanto io sia spontaneamente maschilista in musica, e di come le artiste/musiciste femmine che mi piacciono davvero si contino sulle dita delle mani di un monco. Che ci posso fare? Polly è tra di loro (altrimenti mica tiravo fuori questo discorso). Probabilmente sta pure più in alto delle altre, ma dovrei pensarci su un po'.
Vi racconterei anche di come l'ho ascoltata la prima volta con Nick Cave, di come mi sono innamorato di lei attraverso la fidanzata delle superiori, del sesso con To Bring You My Love, etc. Però stamattina ho altre cose da fare. Vi basti il numero qua sotto. Facciamo che vale anche per "The Last Living Rose".

Ah, solo due cose.
La prima: John Parish, Mick Harvey, Mark Ellis.
La seconda: non fate confusione, lo strumento che suona Polly è un autoharp, non uno zither.

Canzone 8.3
Video 8.0
(l'opera complessiva)

Shugo Tokumaru - Linne

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"Il comunismo è il potere sovietico più l'elettrificazione di tutto il paese", diceva un grand'uomo.
Siamo certi di rispettare il suo pensiero se decliniamo la frase come "la musica bella è la musica più l'elettronificazione" (insomma, per riassumere: Lenin-musica elettronica sì; Thatcher-musica elettronica no).
Il primo corollario è: "Il theremin è potere sovietico più musica più elettronificazione". So che quest'ultima è una brutta parola, ma in compenso il theremin è un bellissimo strumento. Il mondo ne deve l'invenzione a Lev Sergeevič Termen, pietroburghese che ai tempi della Rivoluzione la pensava proprio come Lenin (per il quale ebbe l'occasione di suonare al Cremlino nel 1922).
Tutto questo serve a giustificare storicamente questo principio critico: se in una canzone c'è il theremin, questa prende automaticamente uno 0.7 di voto in più.

In "Linne" di Shugo Tokumaru c'è, e quindi quella che sarebbe una canzone non particolarmente inventiva, un po' lagnosa e circa 1 minuto troppo lunga, riesce comunque a strappare un 6.7 grazie ai mirabili secondi che vanno da 1:44 a (mi pare) 2:06, e che salvano il pezzo nell'ultima parte cantata dopo la pausa. Canzone malinconica, ma non particolarmente memorabile. Tratta da Port Authority, pubblicato su Souterrain Transmissions.

Il video disegna silhouette nere su sfondo dai colori autunnali. Un bambino, mentre gioca il suo cane, salta in una pozza d'acqua e si perde in un mondo sommerso. Quando si risveglia porta ancora il mare negli occhi (che poesia!). E quando il piano cambia di tonalità e lui poggia la mano sul capo del bassotto, io piango.

Canzone 6.7
Video 6.9


Cocoon - Oh My God

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Occhio, questi sono francesi.
Per di più sono più giovani di me. Di solito non ci bado o non mi capita di leggerlo, e quindi credo di essere ancora in tempo per sfondare. Un adolescente, tipo. Invece non lo sono e non so neanche suonare quindi forse è meglio che basta. Come nel calcio, che la metà dei giocatori di serie A avrà meno di 25 anni. Io invece ho iniziato tre mesi fa. Faccio il portiere in una squadra della peggior divisione del campionato amatoriale CSI. Sono bravissimo, eh, però ormai in serie A non ci arrivo più.
Così come un disco come questi Cocoon ormai non lo faccio. Pazienza, anche se quest'album è già disco d'oro in Francia. Suonano canzoncine semplici semplici: due accordi arpeggiati, la ragazzina che preme sette tasti di pianoforte (in 3 minuti), gli archi dietro che glieli ha arrangiati qualcun altro, le melodie già sentite e risentite. E la produzione delle grandi occasioni.
Vorrei stroncare, insomma. Però funziona, mi sa che il disco finisce che lo consumo volentieri.

Il video non ho ancora deciso. Mi piacciono i disegni? No, non tanto. Però non trovo che nel complesso tratteggi una desolazione efficacissima? Già. E l'animazione che praticamente non esiste? Quella mi urta un po'. Però il panda che sgranocchia bambù al drive-in? Gli voglio bene. E quindi? Sei e mezzo. Diretto da lui e lui.

Canzone 6.8
Video 6.5


Benoît Pioulard - Lasted

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Se non sapete chi è Thomas Meluch, in arte Benoît Pioulard, avete scaricato-comprato-ascoltato gli album sbagliati negli ultimi anni. In particolare avete segato di brutto gli ascolti del 2006, anno in cui è uscito il suo primo album su Kranky Records, Précis. "Triggering Back" fu il mio pezzo di quei 12 mesi.
Adesso avete l'occasione di essere un po' più tempestivi con Lasted, terza fatica giunta dopo un paio di settepollici. Altro capolavoro, coniuga come nient'altro forze centrifughe e centripete: da una parte l'intimismo e l'introspezione di un cantautorato a bassa fedeltà, fatto di registrazioni casalinghe e di semplici accordi folk; dall'altra, le fughe verso i paesaggi sonori continuamente evocati da field recordings, droni, suoni trovati.. Pop e musique concrète, uno la morte dell'altra.
La title-track in questione è uno dei pezzi più orecchiabili del disco e bisogna concentrarsi per cogliere i rumori (altrove dominanti) di fondo che ne moltiplicano la trama.

Il video è diretto da Church & Steak, duo di filmmaker(s) (non so mai se usare la esse per i plurali se sto scrivendo in italiano.. cosa dice la Crusca?) composto da Josh Lowman e Rinee Shah. È ispirato a La Jetée (se non sapete cos'è, avete segato di brutto le vostre visioni nel 1962), ma se questo non l'avessi letto non me ne sarei accorto. In ogni caso, è un corto d'animazione in bianco e nero, colto e suggestivo a sufficienza.

Canzone 7.2
Video 7.6


Patrick Kelleher & His Cold Dead Hands - Wintertime's Doll

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Questo video ve lo posto per due motivi: il primo, che è una bella canzone; il secondo, che mi ha fatto così male agli occhi che ho pensato fosse giusto vendicarmi su qualcun altro. Sì, perchè è girato giocando sulla mescolanza additiva di colori e sembra di star guardando un film 3D negli anni 80 senza occhialini blu-rossi. Mi riporta indietro nel tempo fino a quando da piccolo andavo a Gardaland a guardare i documentari sottomarini nel cinema tridimensionale. Se andate sulla pagina di Gardaland su Wikipedia lo trovate ancora, fra le attrazioni rimosse.. Nostalgia. Grazie, Sophie Gateau, per avermi regalato un momento d'infanzia.

Dicevo che è bella anche la canzone. "Wintertime's Doll" sta su You Look Cold, disco d'esordio di Patrick Kelleher uscito nel 2009 su Osaka Recordings. È un pezzo folk-tronico, tutto metronomo digitale e violini straziati. Ottimo.

Canzone 7.3
Video 6.8


The Tallest Man On Earth - Love Is All

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L'uomo più alto sulla Terra è Kristian, uno svedese residente nella cittadina di Leksand (5.000 abitanti). Uno si aspetta che a vivere in Svezia in un posto del genere non si possa che suonare ambient alla Biosphere, invece Kristian suona chitarra/banjo e canta sgraziatamente come un country-folk singer anni 60. Pare un po' Sam Beam.
"Love Is All" sta su The Wild Hunt ed è così bella e intensa che sembra già un classico.

Il video è di Johan Stolpe, che se ho capito bene ha semplicemente comprato delle pellicole Super 8 da un tizio finlandese e ci ha ricavato quello che potete vedere. Direi che sono i filmini della vacanze di una famiglia scandinava quarant'anni fa. Molto tenero.
(come non sopporto i video dove suonano, così mi faccio fregare dall'otto millimetri)

Canzone 7.7
Video 7.0


Sufjan Stevens - Too Much

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Se c'è qualcosa che mi può far venire voglia di credere a Gesù anche per un istante solo, quello è Sufjan Stevens. Ho passato l'adolescenza (cioè il periodo di tempo da quando ho scoperto Sufjan Stevens fino ad adesso) a pensare che "To Be Alone With You" fosse una delle canzoni d'amore più belle del mondo e invece è una canzone su Gesù, che fregatura. Immagino a qualcuno faccia piacere, io di solito canto il ritornello e mugugno il resto. Vabbè.
Dopo due album dimenticabili (A Sun Came, ma soprattutto Enjoy Your Rabbit), il Sufjan aveva inanellato un trio di dischi spettacolari, perfetti (Michigan, Seven Swans e Illinois): c'era tutto quello che si poteva desiderare, dai pezzi minimali solo accordi acustici e voce sussurrante fino agli arrangiamenti barocchi realizzati con grande varietà di strumenti. Poi sono venute un po' di cose che abbiamo trascurato (gli outtakes, il disco natalizio, etc.).
Un mese e mezzo fa, invece, trascorsi cinque anni da Illinois, è uscito il vero nuovo album, The Age Of Adz. Avete presente quando dicevo che Enjoy Your Rabbit è un album dimenticabile? L'ho scritto perchè è fatto di sola musica elettronica (e perchè è basato sugli animali dell'oroscopo cinese, ma pazienza). Ecco, con The Age Of Adz Sufjan è andato a recuperare proprio l'elettronica e ha riempito il disco di distorsioni, sintetizzatori, battiti dubstep e glitches. Il risultato è spiazzante, di una complessità rara, fatta di questi suoni ritrovati e di una scrittura schizofrenica. Da un lato c'è l'anima cantautoriale, ci sono le canzoni, le melodie; da un altro ci sono le dissonanze e le partiture orchestrali degne di tanta musica classica contemporanea; e, infine, le strutture elettroniche, onnipresenti.
"Too Much" è forse uno dei pezzi più accessibili e contemporaneamente più eterogenei. Mostra perfettamente le qualità (e i difetti?) dell'album. Schizofrenicamente mi fa impazzire di gioia e un attimo dopo mi frustra. Boh.

Il video invece mi frustra e basta: fra tutte le cose che questo pezzo è, sicuramente non è electrohiphop da ballare in discoteca o vedere su Mtv, così come il video mi farebbe pensare. Ma forse mi sbaglio io. Diretto da Deborah Johnson.

Canzone 7.0 ?
Video 4.0


Mirah - The Forest

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Mirah è una delle migliori amiche di Phil Elverum, o Elvrum come si chiamava prima di cambiare cognome. Botte di vita, eh. Comunque quello dei Microphones e dei Mt. Eerie. Una conoscenza del genere nel mondo dell'indie-rock fa curriculum, anche perchè dall'amicizia si passa a cose come "lui produce i dischi a lei" e chissà cos'altro (nessuna malizia che lei è lesbica). Così è anche per (a)spera, uscito nel 2009 su K Records, ma stavolte le tracce da lui prodotte sono solo tre.
"The Forest" non è una di queste, anche se si potrebbe pensare il contrario: la batteria di Phil, infatti, entra a un minuto dall'inizio trasformando quella che era una ballata elettrica alla Cat Power in un pezzo propriamente rock. La tensione aumenta, le plettrate sulla chitarra suonano più distorte e tra strofe più quadrate e aperture mariachi coi cori si arriva alla marcetta che chiude il brano. Bello, continuamente cangiante.

Il video lo trovo bruttino: il balletto è terribile, privo di ironia; le scene suonate sono inutili. Si salvano un paio di dissolvenze, un po' l'atmosfera. La cosa più bella sono le location: almeno è ambientato in una foresta, come da titolo. Diretto da Lauryn Siegel.

Canzone 6.9
Video 5.2


CocoRosie - Gallows

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Io le CocoRosie non le sopporto. C'è poco da fare, a delle voci così mi vien solo voglia di tirare degli schiaffi. La musica mi piace anche, scrivono belle canzoni con ottimi arrangiamenti, i suoni sono sempre interessanti. Ma proprio non riesco.
Questa "Gallows" però mi ha convinto: inizia con un rintocco di pendolo e con un arpeggio appena accennato che pian piano cresce d'intensità quando le due sorelle attaccano a cantare. La linea vocale è semplice, loro sussurrano e io non mi innervosisco. Al ritornello salgono di tonalità, rischiano, ma il loro lamento si sposa perfettamente con l'andamento e il tema della canzone.

Forse sono stato convinto più dal video che dalla musica (il disco e la canzone non hanno riscontrato grandissimo successo). L'ha girato con colori gelidi Emma Freeman, film-maker australiana che ha diretto anche qualcos'altro per le CocoRosie. Alterna immagini delle sorelle Casady che cantano seminude, qualche frammento in stop-motion e immagini di due loro alter-ego ottocentesche alle prese con un giovanotto tatuato. Lo sfasamento dei piani temporali ci lascia qualche incertezza circa la storia, ma non può che essere una tragedia: "gallow" è il patibolo e il giovanotto ci finisce, mentre noi realizziamo con inquietudine che le voci vengono dall'aldilà.

Canzone 6.2
Video 7.8