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Erykah Badu - Gone Baby, Don't Be Long

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Pochi stimoli per curare il blog in questi giorni. Faccio un'eccezione solo per Fly-Lo che ha girato il suo secondo videoclip.

Stavolta ci si annoia un pochino, ma bisogna ammettere che visivamente l'animazione è straordinaria. Con due soli colori e tanta post-produzione (di Beeple, già regista del grandissimo video di "Kill Your Co-Workers") viene disegnato un paesaggio futuristico che sa di catena di montaggio aerospaziale. La testa di Erykah Badu scorre su un nastro trasportatore attraverso una fabbrica, mentre intorno veniamo incuriositi dal disegno degli elementi meccanici. Bellissimi effetti simil-pellicola e luci.

Il pezzo è R&B. Che altro vi devo dire. Troppo. Quasisufficienza strappata con le unghie.

Canzone 5.9
Video 7.2


Born Ruffians - The Ballad Of Moose Bruce

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Elegantissimo ralenti in bianco e nero per il nuovo video degli indie rocker canadesi Born Ruffians. Girato tre mesi fa, ritrae The Chris Hero (una sorta di celebrità, a quanto pare) e Marcus Marquez nell'atto di uno dei gesti tecnici più classici e spettacolari del professional wrestling, il moonsault (o back flip splash). In realtà ci sarebbero anche uno head stomp e un elbow smash, ma le inquadrature e il tempo dedicati alla mossa finale sono tali da permetterci di concentrarci solo su questo.
Il mondo ha imparato a rispettare il wretling professionistico grazie a Mickey Rourke e Darren Aronofsky, ma The Wrestler sacrificava tecnica ed estetica sull'altare di uno stile naturalistico che evidenziasse il dramma personale. Là camera a mano e illuminazione low-key, qua il contrario. Le riprese sono state effettuate su una Olympus I-Speed 3, macchina solitamente usata per i crash test e adoperata a 20.000 fotogrammi per secondo. Qui l'immagine mira all'esaltazione del movimento e della sua perfezione. Dirigono Brian Hamelin e Christian Kelly per Vulture Culture Films, società di produzione canadese. Il video è girato allo Squared Circle Training, maggior scuola di wrestling dell'Ontario.

I Born Ruffians pure vengono dall'Ontario e condividono con i due registi la passione per questo sport quest'arte. Suonano indie rock, nè più nè meno. Tratta dal loro terzo album, "The Ballad Of Moose Bruce" sviluppa tensione non risolta attraverso il pulsare di basso e cassa; su di essa si delineano le parti melodiche, che curiosamente coniugano una radice folk e una postpunk. Ballata atipica.

Canzone 6.8
Video 7.8


Bilal - Levels

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Dall'acclamatissimo terzo album di Bilal, il video di "Levels", diretto dall'acclamatissimo Flying Lotus (anche-conosciuto-come Steven Ellison).
Avendo appena ascoltato per la terza volta di seguito Airtight's Revenge, il disco di cui sopra, ve lo dico: ci sono alte probabilità che possa essere uno dei vostri dischi dell'anno 2010. Diciamo che è il lato luminoso di Cosmogramma, poichè partendo dalla stessa matrice J Dilliana (Bilal è parte dei Soulquarians) si concentra sulle forme più convenzionali per realizzare una gemma neo soul, mentre Fly-Lo aveva portato il suono oltre i suoi limiti.
"Levels" è uno dei pezzi più sperimentali e, probabilmente per questo, il mio preferito. Tanta elettronica, il basso di Thundercat-Stephen Brunner, distorsioni, riverberi, ritmo percussivo e accordi jazz di pianoforte. Tutto quel che c'è nell'ampio spettro tra il bebop e l'avanthop. E ribadisco che stiamo parlando di un disco soul. Capolavoro.

Il video si ispira esplicitamente a quello girato da Special Problems per Mmm Hmm di Flying Lotus, trait d'union principale la presenza di Thundercat in entrambi i pezzi. Il bassista ricompare anche nel video con lo stesso copricapo pellerossa. Il paesaggio "spaziale" è simile ma i toni fricchettoni-psichedelici, quasi non fossero sufficienti nel primo video, sono qui calcati all'inverosimile, tanto che si fa fatica a scorgere la produzione dietro la post-produzione. Avant-visionario.

Ah, qui potete ascoltare il remix firmato Fly-Lo e qui quello a firma KenBts. che compaiono sull'EP di Levels.

Canzone 9.1 (il mio primo voto oltre il 9!)
Video 7.5

Led Bib - Is That A Woodblock?

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Voi non potete immaginare la gioia nello scovare finalmente un Video Jazz.
Giorni, settimane, mesi passati a setacciare la rete alla ricerca di qualcosa che sia allo stesso tempo meritevole, nuovo e cazzuto. Invece niente. In mezzo all'indiepoprock e l'electrosynthhouse c'è poco altro, e gli esemplari jazz sono più rari di una mosca bianca.

Che poi, ve lo dico, io l'indiepoprock lo ascolto solo per poter umiliare quelli che nel 2010 mi dicono "ah, ho scoperto un tizio che si chiama Soj.. Stev.. Sufjan Stevens". Giuro, è successo due mesi fa. Metti che non ascolto più niente e che fra tre mesi non posso ferire con sprezzante condiscendenza un amico che scopre in ritardo James Blake.
Con l'electrosynthhouse il discorso è simile: serve per stare al passo con quelli che la ascoltano davvero ed evitare di essere umiliato per contrappasso.
Il 90% del tempo, però, ascolto Ken Vandermark e William Parker. E Matthew Shipp.
Solo che loro i video non li fanno. Il che è una cosa logica e razionale, se si pensa ai meccanismi di commercializzazione del jazz e al mercato che ha. E io nel frattempo soffro in silenzio, al massimo guardo un'intervista qui e uno spezzone di concerto là.

Oggi però festeggio: in occasione dell'uscita (fra due settimane) del quinto album Bring Your Own, i Led Bib hanno fatto un video. Non è la prima volta, in verità: un anno e mezzo fa era comparso quest'altro ad accompagnare un pezzo di Sensible Shoes, l'album finalista al Mercury Prize 2009 che ha regalato loro un po' di meritata celebrità (si fa per dire).
I Led Bib hanno un suono freschissimo, che a solide basi tra rock, jazz e funk (basso invece che contrabbasso) sovrappone i suoni elettronici e noise della tastiera. A dominare il tutto, l'interplay unico dei due alto-saxofonisti, fatto di tanti unisoni e tanti ostinati. Il risultato è jazz eccitante, avventuroso e libero senza che ci sia bisogno di sfociare nella free improvisation.

Però. Non sono pienamente convinto della scelta di questo pezzo per il video: temo che l'assalto in grande stile d'apertura si interrompa troppo presto (30 secondi!), e che l'ascoltatore rischi di perdersi nel magma elettrico da cui emerge l'assolo di sax (contradditoriamente "classico"). Per avere forme più rassicuranti occorre aspettare altri due minuti, quando charleston e basso prendono a incalzarci dimostrando ottimamente le qualità dinamiche del quintetto. La chiusura riprende il tema inziale, ma ci lascia un vago senso di insoddisfazione perchè si conclude altrettanto rapidamente. Forse "Is That A Woodblock?" è un pezzo dall'equilibrio troppo azzardato per fare da biglietto da visita per l'album.

Il video è un'animazione dai diversi stili, difficile da descrivere, ma ben calibrata sui ritmi del brano. Non un capolavoro, tuttavia interessante per la varietà di tecniche e per qualche trovata visiva. Realizzato da Yui Hamagashira, animatrice giapponese trapiantata a Londra che si diletta pure come illustratrice e fotografa.

Canzone 7.5 (sarebbe un 8 se non fossi in disaccordo con la scelta)
Video 7.2

Stereo Total - Tour De France & Violent Love

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Dopo ben nove giorni di latitanza, eccomi di ritorno con una anzi due chicche. Essendo questo un periodo di merda avevo a chiesto a Barry di prendere le redini del blog, ma niente. Se n'è andato a Berlino. Vuole andare al Berghain, pur essendo ormai in età da pensione. Bah.

Le chicche sono due video stile Concerts-À-Emporter che ritraggono una performance degli Stereo Total in Messico, realizzata per il blog Me Hace Ruido (="Io Faccio Rumore") in occasione del concerto del gruppo a Città del Messico. Confido che sappiate cosa siano i Concerts di cui sopra, ma, nel caso vi sfugga, sono sessioni improvvisate per strada a Parigi, ogni settimana realizzate da un artista diverso, registrate in presa diretta da Vincent Moon e pubblicate su La Blogoteque. Ve ne parlerò meglio. Intanto avete tempo per recuperare qui.
I video di Me Hace Ruido sono lontani dalla cura formale dei francesi, ma i risultati giustificano l'operazione: ogni sessione di questo tipo produrrà sempre performance diverse e uniche.
Basta guardare qui sopra e sotto per accorgersene. I due pezzi in questione sono suonati con strumentazione ridotta all'osso, per usare un eufemismo: uno dei requisiti era usare una rivista come sola percussione. È bello vedere qualcuno che sa rendere con così poco.

La prima canzone è una cover di "Tour De France" dei Kraftwerk (guardate il video originale coi quattro crucchi che pedalano), un brano che adoro e che suona meravigliosamente in questa versione (elettro)acustica. Ditemi voi se non è amabile, con la melodia fischiettata all'unisono, gli ansimi, l'attitudine e le occhiate di Brezel... Io me lo scoperei. Lei, invece, non so se l'avete riconosciuta: è la mia professoressa di matematica delle medie.
Sul disco le basi sono le elettroniche e il pezzo è leggermente meno bello.


Il secondo brano, Violent Love, non compare come il precedente sull'ultimo cd Baby Ouh!, almeno non nella versione europea (Disko B). Compare invece sull'LP, o sulla versione USA (Kill Rock Stars). Altra cover, stavolta di un classico blues di Willie Dixon. Qui in Messico, solo chitarra, è quasi una filastrocca horror dove la prof di matematica vuole far sesso violento e francese con me. Brr.

Canzoni 8.0 (perchè la prima mi fa letteralmente impazzire e la seconda, comunque piacevole, non può tirar giù il voto più di tanto)
Video 7.0 (perchè non sono niente di che, ma tra location e Stereo Total io sorrido tantissimo)

Hercules & Love Affair - My House

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L'attesissimo (non da me) secondo album del duo newyorchese Hercules & Love Affair esce esattamente fra tre settimane ed è già prenotabile qui di fianco su Amazon (paraculismi).
Il primo album, omonimo, non era pane per i miei denti, ma un perchè ce l'aveva. Non chiedetemi quale, non lo so. Magari la voce di Antony. Magari i suoni vintage, il sapore settantiano. Oppure le divagazioni più astratte.
Questo nuovo primo singolo il perchè non ce l'ha, a meno che non sentiate la nostalgia delle compilation Hit Mania Dance della prima metà degli anni '90. Non siamo così distanti dai suoni del 2008, ma ancora il 9.1 su Pitchfork non c'è stato e io mi permetto di fare lo sbruffone. Perderò la credibilità quando mi beccherete a ballarla. La voce fuori tempo massimo è di Shaun J. Wright, uno sconosciuto notato da Andy Butler in mezzo al pubblico di suo concerto in virtù delle sue treccine alla Rick James. Dice Butler: "That guy is who we're playing the show for tonight, because he looks like he gets it like no one else gets it". Benissimo, I don't get it.

Invece il video sì, lo capisco. Le immagini coincidono con le note. Sono da primi anni '90 i movimenti, gli effetti visivi, il montaggio, costumi, ambientazione... Tutto. Un tocco geniale sono i break pubblicitari, le pause e i disturbi analogici della trasmissione. Lo so, sono incoerente: qua col video colgo l'ironia, lì con la musica sono in imbarazzo per quello che mi sembra reazionario. Facciamocene una ragione.
Dirige Price James, che se ho capito bene è questo qua.

Canzone 5.2
Video 7.8


Blondes - Virgin Pacific

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Come quasi tutti gli esordienti di questi tempi i Blondes sono due e fanno elettronica. Metà fa dubstep. Loro invece fanno elettronica leggera, quadrata, un po' atmosferica. Chiamiamola dance intima, perchè è fatta sì per ballare ma più che altro con gli amici nella propria cameretta. Oppure d'estate sul patio, ma quando c'è ancora luce. Se io esagero, figuratevi che la loro etichetta li pubblicizza così: "this is probably the closest anyone has gotten to translating the shape of a heart into electronic wave forms". Dance da ascoltare senza fretta.

Camilla Padgitt-Coles si occupa del video, suscitando nel mio cuore a forma di onda elettronica emozioni contrastanti. Ieri, quando l'ho visto, riflettevo così:
"Ma pensa se sei davanti alla tv, capiti per caso su MTV, scopri che c'è un programma con un'ottima programmazione di musica elettronica e all'improvviso il telecomando si rompe mentre parte questo video... Cosa fai? Tiri le testate contro il televisore finchè non sfondi il vetro dello schermo e arrivi al tubo catodico?
Oggi sono meno incarognito e penso che i presupposti qui sopra fossero sbagliati: perchè cazzo un video/pezzo del genere dovrebbe passare su MTV? Il contesto è diverso. Occorrerà piuttosto pensare a un locale minimal-fusion con poca luce, dove i colori e le bande televisive rischiarino il giusto. O magari ai visual di un live-set sognante. E allora viva le immagini di Camilla Parker-Bowles o comecazzosichiama, che parlano proprio di spiagge, alberghi bianchi e mari e cieli dello stesso colore. Insomma, di balearic sound.

Canzone 7.3
Video 7.1


Mount Kimbie - Before I Move Off

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Dopo estenuanti trattative, nella serata di ieri Barry si è deciso a firmare il contratto. Gli ho dovuto alzare i premi: adesso se una sua recensione riceverà più di 500 accessi unici, guadagnerà un bonus di 150 euro, da aggiungersi allo stipendio mensile di 3250 €. Contratto a tempo determinato, scade fra 6 mesi, ma ho diritto di prelazione sugli altri blog per rinnovo. Parla dei Mount Kimbie, che volevo farlo io perchè sono anche uno dei miei dischi dell'anno. Vabbè, in qualche modo mi vendicherò.
Trevor


I Mount Kimbie sono un duo londinese (io convinto che fosse uno fino a ieri) sul quale si potrebbe disquisire allegramente di come, in un modesto scantinato di casa, si siano messi a produrre splendidi pezzi, pregni dell'atmosfera urbana della City, dell'umidità mista a smog che si respira nelle strade, etc. Praticamente la storia di tutti gli artisti dub di Londra tra i 17 e i 24 anni.
Dopo aver pubblicato un paio di EP arrivano al loro primo album Crooks and Lovers che diventa subito uno dei (miei) dischi dell'anno.
Cosa fanno i Mount Kimbie? Fanno dubstep con influenze techno minimal. Fanno ambient e dubstep. Vanno oltre, fanno post-dub, come a molti piace far notare. Fanno pre-dub! Sì, ho letto pure questo.
Ve la dico io la verità, che ce l'ho qui in tasca.
I Mount Kimbie suonano un genere di elettronica che parte chiaramente da matrici dub, ma che trova in se stessa e nella sua predisposizione al mutamento, al sapersi rinnovare, la ragione d'essere. In quanto tale, è un'evoluzione di ciò che era prima. Inutile quindi classificare ciò che non vuole essere classificato. Al massimo riconoscergli di aver fatto qualcosa di riuscito, nella speranza di non dover mai usare quell'inutile parola "experimental". Al loro prossimo album, se ne saranno capaci, reinventeranno il genere, o faranno un mega flop, ripetendosi negli schemi del già sentito altrove.

Il video.
Un viaggio che va dalla Cina al Giappone per passare in mezzo ad altri posti orientali che non ho riconosciuto, fino ad arrivare a New York, attraverso una rutilante sequenza di foto che, perfettamente in sintonia con la musica, compongono un puzzle di colori, volti, luoghi, situazioni, sequenze stop-motion. Davvero notevole la quantità di scatti, alcuni poi sono davvero fighissimi.

Canzone 7.1
Video 7.6

Destroyer - Kaputt

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Sono emozionatissimo, stavolta mi sa che arrivo sul pezzo prima di tutti.
Il risultato è che non so neanche cosa dire. E se lo dico balbetto. Infine, Kaputt, l'album in uscita a fine gennaio su Merge Records, è già leakkato (che brutta parola...) fuoriuscito (quasi) filtrato (no) trapelato (vabbè) e l'hanno ascoltato tutti tranne me.
Visto che siete così bravi, fatelo voi il mio lavoro: è bello l'album?
Vabbè, questa era facile, Dan Bejar non sbaglia mai. Rispondete a quest'altra: come mai il titolo dell'album? Buio totale?
Viene da Kaputt di Curzio Malaparte. Minchia, che cultura che c'ho.
Con quanti musicisti Dan Bejar porterà l'album in tour?
No, di più. Di più. Otto.
E infine, come suona quest'album?
Come Barry-White-meets-New-Order, giusto. Ok, questa è più soggettiva, accetto anche le vostre risposte (ammetto anche di aver sentito qualcosina sul tubo). La title-track è proprio così, col basso funky, i saxofoni e gli arrangiamenti ariosi da grossa produzione soul e i suoni elettronici da new wave. Tanta roba, tutta piacente.

Il video ha i colori filtrati molto retrò, tante belle ragazze, luce abbagliante e un protagonista indimenticabile che sembra le versione sfigata del Corey Feldman dei bei tempi. Man mano che andiamo avanti le immagini si fanno più surreali, com'è giusto che sia per accompagnare il pastiche musicale dei Destroyer. Il palloncino è la ciliegina sulla torta. Non so chi sia il regista, ma appena lo scopro giuro che ve lo faccio sapere.

Canzone 7.3
Video 7.4


Mogwai - How To Be A Werewolf

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In questi giorni sono pigro. Sarà che avrei un sacco di altre cose da fare, ma la voglia di nuovi post latita. Questo mi ero ripromesso di farlo da un po', non posso più rimandare. Sarò comunque laconico.

Vi riassumo la storia. James Bowthorpe è un tizio che ha fatto il giro del mondo in 174 giorni. Antony Crook è un fotografo che quest'estate l'ha seguito in Norvegia per girare un corto sul "non mollare mai". I Mogwai sono la band i cui demo Crook ascoltava durante la ricerca delle location. Finisce che i Mogwai per il corto registrano un versione leggermente diversa del pezzo "How To Be A Werewolf" che sarà contenuto in Hardcore Will Never Die But You Will, in uscita a gennaio. Tutto questo l'ho letto qui.

Detto ciò, i Mogwai son bravi ma non li ascolto da anni. Non mi servono più. Le immagini del video sono perfette. Essendo canzone e video una cucita sull'altro (o viceversa), il risultato è esteticamente impeccabile. Rimane però un po' leggerino.

Canzone 6.3
Video 7.0


!!! - Jamie My Intentions Are Bass

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Un po' in ritardo, ma bel video per una band a cui volevamo tanto bene.
Non è plurale maiestatis, è che scommetto che sette anni fa anche voi pensavate fossero la cosa più fica del pianeta. Vi ricordate i bei tempi di Me And Giuliani Down By The Schoolyard? Beh, riascoltatevela lo stesso.
Con gli anni l'hype è calato e quest'ultimo Strange Weather, Isn't It, chi è che l'ha veramente cagato? Non io. Poi però capita di vedere questo video e ci si pente. "Jamie My Intentions Are Bass" è ancora il meglio che c'è in giro nel dance-punk-funk. Sarò felice di essere smentito, se ne siete in grado.

Il video è abbastanza impeccabile. Si apre con dei titoli di testa fantastici e poi segue il cantante nella sua ricerca di Jamie, nel cui vaso vuole piantare i suoi fiori. Di solito sono moralista e non sopporto la sessualità maschilista del 75% dei video, ma qua mi diverto e apprezzo l'ironia e la maestria del regista Saman Keshavarz. Grandissimi la gestione degli spazi e il montaggio che permettono prima un finto piano sequenza e poi ritmo e forza nelle allusioni sessuali. Belli anche colori, costumi e ambientazione anni '60.

Canzone 7.5
Video 7.8


Benoît Pioulard - Lasted

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Se non sapete chi è Thomas Meluch, in arte Benoît Pioulard, avete scaricato-comprato-ascoltato gli album sbagliati negli ultimi anni. In particolare avete segato di brutto gli ascolti del 2006, anno in cui è uscito il suo primo album su Kranky Records, Précis. "Triggering Back" fu il mio pezzo di quei 12 mesi.
Adesso avete l'occasione di essere un po' più tempestivi con Lasted, terza fatica giunta dopo un paio di settepollici. Altro capolavoro, coniuga come nient'altro forze centrifughe e centripete: da una parte l'intimismo e l'introspezione di un cantautorato a bassa fedeltà, fatto di registrazioni casalinghe e di semplici accordi folk; dall'altra, le fughe verso i paesaggi sonori continuamente evocati da field recordings, droni, suoni trovati.. Pop e musique concrète, uno la morte dell'altra.
La title-track in questione è uno dei pezzi più orecchiabili del disco e bisogna concentrarsi per cogliere i rumori (altrove dominanti) di fondo che ne moltiplicano la trama.

Il video è diretto da Church & Steak, duo di filmmaker(s) (non so mai se usare la esse per i plurali se sto scrivendo in italiano.. cosa dice la Crusca?) composto da Josh Lowman e Rinee Shah. È ispirato a La Jetée (se non sapete cos'è, avete segato di brutto le vostre visioni nel 1962), ma se questo non l'avessi letto non me ne sarei accorto. In ogni caso, è un corto d'animazione in bianco e nero, colto e suggestivo a sufficienza.

Canzone 7.2
Video 7.6


Ariel Pink's Haunted Graffiti - Round & Round

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Non so da dove partire per parlare del video-barra-la-canzone qui sopra. Principalmente per il fatto che ho appena scoperto che è La Canzone Dell'Anno secondo Pitchfork, il che nel mondo dell'indie equivale a un Golden Globe come migliore attore nel mondo del cinema. Oppure a finire Persona dell'Anno sul Time nel mondo delle persone. Oppure chi più ne ha più ne metta.
E non so cosa dire perchè "Round And Round" mi sembra un po' sottotono per piazzarsi in testa alla classifica dei cento pezzi più belli di un intero anno. Cazzo, è tanta roba.
Fermi però, io sottotono lo intendo in senso letterale, non figurato. La canzone (e l'intero disco) è fatta di suoni soffusi, bassi volumi, toni vagamente confidenziali, ritmi rilassati... Uso i puntini di sospensione per convincervi ulteriormente... Quello che mi stupisce è come una gemma così delicata, così sobria, possa avere a che fare con Kanye West e LCD Soundsystem e batterli per conquistare il gradino più alto del podio. Lei ha quest'aria un po' disinteressata da b-side, non gliene frega niente delle vostre classifiche. Saranno rigurgiti di gelosia indie adolescenziale, ma io non son contento che sia stata trattata così.
Adesso la ritroverete in playlist tra l'hip-hop e l'electro e qualcuno che la sente fuori contesto dirà "insipida".
Verrà remixata, la metteranno nei club e le piste si svuoteranno.
Le folle si ritroveranno fuori la sede di Pitchfork a protestare coi forconi.
Ok, troppo apocalittico, però insomma ci siamo capiti, no? Il discorso del perchè mi faceva strano. Ecco.
Pezzo strepitoso, album strepitoso.

E il video è eèpoeééf, come direbbe un mio amico per mostrare la sua approvazione. L'ha girato Wayne Coyne con l'iPhone. Cioè, proprio come dire "vaffanculo al video di Kanye West da 35 minuti". Poi questa gente qua ha aggiunto il rumore visivo (consigliano di scaricare da Vimeo per apprezzare meglio). Nel video oltre al gruppo che suona c'è il latte materno donato da trenta donne ad Ariel Pink. È tutto così intimo che quasi mi emoziono. Sì, avevo detto che non mi piacevano i video coi musicisti ma qui siamo l'occhio e il braccio di Wayne Coyne.

Canzone 8.3
Video 7.2


Broken Social Scene - Texico Bitches

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Cominciamo in scioltezza la settimana con un bel video di un gruppo che piace a tutti. Non sono tra i miei preferiti, ma i Broken Social Scene il loro mestiere lo fanno bene. Poi comunque sono tantissimi, ti menano come e quando vogliono. Meglio volare bassi.
L'ultimo Forgiveness About Rock è uscito a maggio (su Arts and Crafts) e la cosa più bella è che è prodotto da John McEntire, quello dei Tortoise e dei Sea and Cake. "Texico Bitches" è un pezzo indie rock senza fronzoli, orecchiabile come il grosso dell'album, ma trascurabile rispetto a perle come "All To All" o "Sentimental X's", insomma quelle dove cantano le tipe.

Thibaut Duverneix dirige un video simpatico dove invece che fare la guerra si fa l'amore. Seminudi, sull'erba e innaffiati di petrolio. Bene, a noi il pudore tanto non piace.

Viva Emily Haines, comunque.

Canzone 6.3
Video 7.3


Daft Punk - Derezzed

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Dal film più atteso dell'anno, la colonna sonora più attesa dell'anno. Realizzata dal gruppo più atteso di sempre: in 17 anni di carriera i Daft Punk hanno pubblicato solamente tre dischi in studio ed era dal 2006 che non usciva qualcosa.
Quest'ultimo album non l'ho sentito, così come non ho visto il film (esce fra un mese in Italia e la settimana prossima nel resto del mondo), ma sono così affezionato al Tron originale che non sarò minimamente oggettivo: video e canzone sono capolavori.
No, scherzo.
Diciamo innanzitutto che l'operazione è abbastanza facile, tipo un rigore a porta vuota: il Tron originale è un cult che ha influenzato i due fin da quando erano bambini; il nuovo potrebbe essere il film più costoso della storia del cinema ed è chiaramente fatto apposta per loro (o viceversa?). E infatti video e canzone non deludono, complice la durata inferiore ai 3 minuti.
La canzone non sorprende, è la loro classica electro-house e non vediamo l'ora di sentirla sui dancefloor di tutto il mondo. (In realtà io sono vecchio, stanco e a ballare non ci vado più.)

Il video invece sorprende, perchè all'estetica fighetta e luccicante di Tron: Legacy preferisce quella di Tron. I due dj entrano da Flynn's, inseriscono due gettoni in un videogame chiamato "Derezzed" e si ritrovano nei paesaggi in primitiva computer grafica del film dell'82. Giusto tributo alle visioni che 30 anni fa hanno lasciato segni nell'immaginario più profondi di quanto mai potrà fare il nuovo film.

Canzone 7.0
Video 7.6
(per la scelta)

Flying Lotus - Zodiac Shit

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La Warp forse non è più l'etichetta più cool del mondo, l'IDM ormai puzza un po' di stantio e Aphex Twin ha 40 anni. Ma nonostante le trenodie cantate in rete, almeno due dei dischi migliori di quest'anno sono pubblicati da loro: Gonjasufi (che a me non ha fatto impazzire) e l'ultimo Flying Lotus. Cosmogramma non è perfetto, ma è un mirabile viaggio multidirezionale che tocca hip-hop, free-jazz, house, funk e chi più ne ha più ne metta. Impossibile estrarne "canzoni", anche se la presenza di Thom Yorke parrebbe suggerire il contrario. Tra sampling di scuola J Dilla e massiccia presenza di strumenti suonati dal vivo, l'album significa molto di più della somma delle sue parti.
"Zodiac Shit" da sola non descrive abbastanza. Suona come un collage alla Dj Shadow, ovvero una solida base ritmica che viene espansa da un campionamento orchestrale.

Il video replica perfettamente la continua mutevolezza del suono, la sua costruzione, il suo continuo rimandare ad altro, dentro o fuori i confini del disco. Le animazioni di Adam Fuchs, in arte Lilfuchs, raccontano uno zodiaco animale in cui tutto è diverso da se stesso, in cui linee e colori si piegano e modificano per descrivere paesaggi mentali. Così come fanno i dischi di Steven Ellison, in arte Flying Lotus.

Canzone 8.3 (perchè frammento del disco)
Video 7.5


The Tallest Man On Earth - Love Is All

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L'uomo più alto sulla Terra è Kristian, uno svedese residente nella cittadina di Leksand (5.000 abitanti). Uno si aspetta che a vivere in Svezia in un posto del genere non si possa che suonare ambient alla Biosphere, invece Kristian suona chitarra/banjo e canta sgraziatamente come un country-folk singer anni 60. Pare un po' Sam Beam.
"Love Is All" sta su The Wild Hunt ed è così bella e intensa che sembra già un classico.

Il video è di Johan Stolpe, che se ho capito bene ha semplicemente comprato delle pellicole Super 8 da un tizio finlandese e ci ha ricavato quello che potete vedere. Direi che sono i filmini della vacanze di una famiglia scandinava quarant'anni fa. Molto tenero.
(come non sopporto i video dove suonano, così mi faccio fregare dall'otto millimetri)

Canzone 7.7
Video 7.0


CocoRosie - Gallows

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Io le CocoRosie non le sopporto. C'è poco da fare, a delle voci così mi vien solo voglia di tirare degli schiaffi. La musica mi piace anche, scrivono belle canzoni con ottimi arrangiamenti, i suoni sono sempre interessanti. Ma proprio non riesco.
Questa "Gallows" però mi ha convinto: inizia con un rintocco di pendolo e con un arpeggio appena accennato che pian piano cresce d'intensità quando le due sorelle attaccano a cantare. La linea vocale è semplice, loro sussurrano e io non mi innervosisco. Al ritornello salgono di tonalità, rischiano, ma il loro lamento si sposa perfettamente con l'andamento e il tema della canzone.

Forse sono stato convinto più dal video che dalla musica (il disco e la canzone non hanno riscontrato grandissimo successo). L'ha girato con colori gelidi Emma Freeman, film-maker australiana che ha diretto anche qualcos'altro per le CocoRosie. Alterna immagini delle sorelle Casady che cantano seminude, qualche frammento in stop-motion e immagini di due loro alter-ego ottocentesche alle prese con un giovanotto tatuato. Lo sfasamento dei piani temporali ci lascia qualche incertezza circa la storia, ma non può che essere una tragedia: "gallow" è il patibolo e il giovanotto ci finisce, mentre noi realizziamo con inquietudine che le voci vengono dall'aldilà.

Canzone 6.2
Video 7.8


Wolf Parade - Yulia

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Iniziamo coi Wolf Parade una doppietta Sub Pop, la label di Seattle che forse più di ogni altra è l'Istituzione Indie per eccellenza (Nirvana, Soundgarden, Mudhoney nel passato; Postal Service, The Shins, Iron & Wine nel presente).
I Wolf Parade forse non sono ancora un'Istituzione Indie, ma avevano tutti i documenti in regola per diventarlo: sono un supergruppo formato da membri di Sunset Rubdown, Handsome Furs, Swan Lake, Frog Eyes, Hot Hot Heat e chissà quanti altri; il loro debut album Apologies To The Queen Mary, uscito nel 2005, è solitamente presente nelle classifiche dei migliori album del decennio; loro hanno il look adatto. Purtroppo proprio tre giorni fa hanno deciso di mettersi in pausa a tempo indeterminato, il che diminuisce le vostre probabilità di vederli in concerto nel bar sotto casa e innamorarvi seduta stante (non che ce ne fossero molte di più quattro giorni fa).
Comunque. "Yulia" è presa dal loro terzo album Expo 86, considerato dalla critica come il loro più riuscito a livello di songwriting, poichè se prima la band si divideva in più anime (quelle dei diversi compositori), qui sviluppa finalmente un sound omogeneo. La canzone ne dimostra tutto l'impatto, con chitarre che si aggiungono a chitarre (adoro l'incessante e delicato sottofondo "noise" distinguibile solo verso l'inizio).

Il video è anche più bello della canzone. Racconta di un cosmonauta sovietico dal ciuffo biondissimo e della sua amata che ne segue il lancio nello spazio sul televisore. Qualcosa va storto e lo capiamo perchè la trasmissione si interrompe e viene sostituita da contadine che ballano. Il cosmonauta si toglie il casco (brillante di bellissimi riflessi 2001odisseanellospazieschi) e l'amata se lo mette prima di tuffarsi nella luce anche lei. Girato da Scott Coffey.

Canzone 6.7
Video 7.9