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I'm From Barcelona - Get In Line

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Giuro che volevo scrivere una cosa tipo: "quando è troppo è troppo". Oppure: "basta, c'è un limite a tutto".
Invece vincono loro.

Da giovane compravo Metal Shock e mi ricordo che un giorno Gianluca Grazioli mi convinse a comprare qualche disco death metal scrivendo "in Svezia hanno il segreto della melodia".
Aveva ragione, e vale anche per gli I'm From Barcelona. Il nuovo disco Forever Today esce il 19 aprile su Mute Records.

Video inutile.

Canzone 8.2
Video 5.0


Crystal Fighters - At Home

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Dopo circa mezza giornata a pensare che si trattasse dei Crystal Castles, ho capito che no, erano degli altri. Mi ha fregato il fermo immagine Vimeo: ero convinto fosse la regazzina in copertina sull'ultimo disco del duo americano.
I Fighters invece sono cinque, vengono dalla Spagna e sono così freschi da non avere ancora una pagina Wikipedia. Vitaminic li definisce rivelazione e vi regala i biglietti per i loro concerti in Italia, oltre che un picture disc (non vorrei suggerire inquietanti paragoni, ma anche Adolf Hitler faceva i picture disc: eccone uno).
Ma bando alle ciance: i Crystal Fighters fanno elettronica con strumenti baschi e sintetizzatori. Il loro disco d'esordio Star Of Love è disponibile in streaming su Soundcloud. Altrimenti potete ammirarne l'eclettismo in questa live performance da Jools Holland.
[Piccola digressione scevra di giudizi. Jools Holland è stato fondatore e tastierista degli Squeeze ("Cool For Cats", per rinfrescarvi la memoria), poi artista solista, poi presentatore televisivo di uno show musicale su BBC Two, secondo canale nazionale britannico. Vi invito a guardare la lista di ospiti del programma in 19 anni di attività e poi a pensare alla RAI.]

"At Home" è un pezzo melodico, quasi troppo, le cui sonorità anni 80 prevalgono sulla matrice "indiepop coi cori". Probabilmente la cosa più lontana dai miei gusti dell'intero album. Meglio le cose electro-techno oppure quelle latine, e il bello è che le due cose non sono mutualmente esclusive ("Follow", "Plage").

Nel video, girato con perizia, i cinque spagnoli vagano per una casa abbandonata facendo sfoggio delle loro facce, una dall'espressione più furba dell'altra (scherzo, i mentalmente disabili sono solo due). Ridono e giocano nel giardino, rompono oggetti e lanciano bastoni nello stagno... Ah, l'irrefrenabile desiderio di gettare cose nell'acqua: chi me lo sa spiegare? Poi trovano un tesoro in una cassa e proprio quando la aprono la telecamera si ritira pudicamente dietro un angolo. Chissà cos'era la nebbiolina bianca che fuoriusciva.
Dai, passabile. Dirige Ferry Gouw, illustratore, musicista e videomaker indonesiano dal curriculum già invidiabile avendo lavorato con Simian Mobile Disco, Bloc Party, Bryan Ferry, Vampire Weekend...

Canzone 6.1
Video 6.8


Iron And Wine - Tree By The River

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Il primo video tratto da "Kiss Each Other Clean", il nuovo album di Iron And Wine, è diretto da Tim Rutili dei Califone.
Proprio così, Tim è anche un regista. Forse non ve ne siete accorti, ma All My Friends Are Funeral Singers è stato presentato al Sundance Film Festival l'anno scorso, proprio di questi tempi. Dicono sia influenzato da David Lynch, che originalità. Attualmente su IMDB vanta un punteggio di 5.3 e, se nonostante questo vi fa voglia, ecco il trailer.

Il video per "Tree By The River" racconta una storia d'amore attraverso la proiezione di una serie di Super 8 su pareti di legno, corpi nudi e altre superfici non convenzionali. Discorsi banali su pelle e pellicola. Di solito appena vedo immagini sgranate e vintage da Super 8 faccio \(^0^)/, che è un'emoticon di giubilo insegnatami da Barry. Stavolta mantengo un po' di snobismo dovuto al fatto che Tim Rutili è un musicista che si reinventa film-maker, mentre se il regista fosse stato un perfetto sconosciuto probabilmente ci avrei creduto di più.

La canzone è boh. Troppo pop. Già al precedente The Sheperd's Dog avevo arricciato il naso. Qua si conferma l'idea che Sam Beam non abbia voglia di fare quello che io vorrei facesse. Ovvero il cantautore voce e chitarra. O perlomeno del folk.

Canzone 5.2
Video 6.5


Stereo Total - Tour De France & Violent Love

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Dopo ben nove giorni di latitanza, eccomi di ritorno con una anzi due chicche. Essendo questo un periodo di merda avevo a chiesto a Barry di prendere le redini del blog, ma niente. Se n'è andato a Berlino. Vuole andare al Berghain, pur essendo ormai in età da pensione. Bah.

Le chicche sono due video stile Concerts-À-Emporter che ritraggono una performance degli Stereo Total in Messico, realizzata per il blog Me Hace Ruido (="Io Faccio Rumore") in occasione del concerto del gruppo a Città del Messico. Confido che sappiate cosa siano i Concerts di cui sopra, ma, nel caso vi sfugga, sono sessioni improvvisate per strada a Parigi, ogni settimana realizzate da un artista diverso, registrate in presa diretta da Vincent Moon e pubblicate su La Blogoteque. Ve ne parlerò meglio. Intanto avete tempo per recuperare qui.
I video di Me Hace Ruido sono lontani dalla cura formale dei francesi, ma i risultati giustificano l'operazione: ogni sessione di questo tipo produrrà sempre performance diverse e uniche.
Basta guardare qui sopra e sotto per accorgersene. I due pezzi in questione sono suonati con strumentazione ridotta all'osso, per usare un eufemismo: uno dei requisiti era usare una rivista come sola percussione. È bello vedere qualcuno che sa rendere con così poco.

La prima canzone è una cover di "Tour De France" dei Kraftwerk (guardate il video originale coi quattro crucchi che pedalano), un brano che adoro e che suona meravigliosamente in questa versione (elettro)acustica. Ditemi voi se non è amabile, con la melodia fischiettata all'unisono, gli ansimi, l'attitudine e le occhiate di Brezel... Io me lo scoperei. Lei, invece, non so se l'avete riconosciuta: è la mia professoressa di matematica delle medie.
Sul disco le basi sono le elettroniche e il pezzo è leggermente meno bello.


Il secondo brano, Violent Love, non compare come il precedente sull'ultimo cd Baby Ouh!, almeno non nella versione europea (Disko B). Compare invece sull'LP, o sulla versione USA (Kill Rock Stars). Altra cover, stavolta di un classico blues di Willie Dixon. Qui in Messico, solo chitarra, è quasi una filastrocca horror dove la prof di matematica vuole far sesso violento e francese con me. Brr.

Canzoni 8.0 (perchè la prima mi fa letteralmente impazzire e la seconda, comunque piacevole, non può tirar giù il voto più di tanto)
Video 7.0 (perchè non sono niente di che, ma tra location e Stereo Total io sorrido tantissimo)

Shugo Tokumaru - Linne

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"Il comunismo è il potere sovietico più l'elettrificazione di tutto il paese", diceva un grand'uomo.
Siamo certi di rispettare il suo pensiero se decliniamo la frase come "la musica bella è la musica più l'elettronificazione" (insomma, per riassumere: Lenin-musica elettronica sì; Thatcher-musica elettronica no).
Il primo corollario è: "Il theremin è potere sovietico più musica più elettronificazione". So che quest'ultima è una brutta parola, ma in compenso il theremin è un bellissimo strumento. Il mondo ne deve l'invenzione a Lev Sergeevič Termen, pietroburghese che ai tempi della Rivoluzione la pensava proprio come Lenin (per il quale ebbe l'occasione di suonare al Cremlino nel 1922).
Tutto questo serve a giustificare storicamente questo principio critico: se in una canzone c'è il theremin, questa prende automaticamente uno 0.7 di voto in più.

In "Linne" di Shugo Tokumaru c'è, e quindi quella che sarebbe una canzone non particolarmente inventiva, un po' lagnosa e circa 1 minuto troppo lunga, riesce comunque a strappare un 6.7 grazie ai mirabili secondi che vanno da 1:44 a (mi pare) 2:06, e che salvano il pezzo nell'ultima parte cantata dopo la pausa. Canzone malinconica, ma non particolarmente memorabile. Tratta da Port Authority, pubblicato su Souterrain Transmissions.

Il video disegna silhouette nere su sfondo dai colori autunnali. Un bambino, mentre gioca il suo cane, salta in una pozza d'acqua e si perde in un mondo sommerso. Quando si risveglia porta ancora il mare negli occhi (che poesia!). E quando il piano cambia di tonalità e lui poggia la mano sul capo del bassotto, io piango.

Canzone 6.7
Video 6.9


Numero6 - Maledetta

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Allegra e sbarazzina questa "Maledetta". Si parte con gran ritmo, tra batteria e dialogo di fiati, poi dopo due battute subito la strofa, ultra-orecchiabile e accattivante. Poi io ho già usato troppi aggettivi e allora dico che il ritornello mi delude un pochino, troppo italiano, troppa melodia. Nel complesso, però, si spera un giorno di diventare vecchi e portar la moglie o il marito in balera a ballare delle cose così, rimembrando i bei tempi che furono. O no? Forse fin troppo ritmo, rischia di uscire l'anca. Vabbè, "danzeremo come dei coglioni", come cantano loro.
Dicono che i Numero6 abbiano un talento assoluto per scrivere grandi canzoni pop, ma dicono anche che l'album I Love You Fortissimo sia troppo ripetitivo e prevedibile. Giudicate da soli:


Stefano Bozzetta riprende (bene) i Numero6 che suonano. Due tizi hanno la maschera.
Nient'altro da aggiungere.
Ah sì, che qui potete scaricare "Maledetta" gratis (in cambio di un tweet). Fatelo.

Canzone 7.2
Video 4.6


Cocoon - Oh My God

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Occhio, questi sono francesi.
Per di più sono più giovani di me. Di solito non ci bado o non mi capita di leggerlo, e quindi credo di essere ancora in tempo per sfondare. Un adolescente, tipo. Invece non lo sono e non so neanche suonare quindi forse è meglio che basta. Come nel calcio, che la metà dei giocatori di serie A avrà meno di 25 anni. Io invece ho iniziato tre mesi fa. Faccio il portiere in una squadra della peggior divisione del campionato amatoriale CSI. Sono bravissimo, eh, però ormai in serie A non ci arrivo più.
Così come un disco come questi Cocoon ormai non lo faccio. Pazienza, anche se quest'album è già disco d'oro in Francia. Suonano canzoncine semplici semplici: due accordi arpeggiati, la ragazzina che preme sette tasti di pianoforte (in 3 minuti), gli archi dietro che glieli ha arrangiati qualcun altro, le melodie già sentite e risentite. E la produzione delle grandi occasioni.
Vorrei stroncare, insomma. Però funziona, mi sa che il disco finisce che lo consumo volentieri.

Il video non ho ancora deciso. Mi piacciono i disegni? No, non tanto. Però non trovo che nel complesso tratteggi una desolazione efficacissima? Già. E l'animazione che praticamente non esiste? Quella mi urta un po'. Però il panda che sgranocchia bambù al drive-in? Gli voglio bene. E quindi? Sei e mezzo. Diretto da lui e lui.

Canzone 6.8
Video 6.5


Oh No Ono - The Tea Party

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E torniamo a parlare di Danimarca dopo la digressione su Skive nel post su Mind, Drips dei Neon Indian. Divertente quel post, eh?
Stavolta invece che a Skive andiamo ad Aalborg, che a differenza della prima almeno qualche volta l'abbiamo sentita nominare. Coppa UEFA, secondo me. Da Aalborg provengono gli Oh No Ono, che come monicker mi piace, sa di negazione della tipa di John Lennon. Eggs, l'album da cui è tratta "The Tea Party", ricorda vagamente gli Animal Collective, dove il "vagamente" ha da intendersi come "gli piacerebbe" (oltre che come "poco, ma l'ho letto in una recensione"). Se infatti la musica è fatta da strutture pop su cui si innestano deviazioni psichedeliche, qui il suono e gli effetti non sono abbastanza devianti, c'è fin troppa melodia (a volte stucchevole) e le tracce di Animal Collective si riducono ai filtri applicati alla voce altissima del cantante. Gli episodi più riusciti rimangono allora i più quadrati: questa per esempio mi piace tanto, giusto per ricordarvi che i suoni ottantiani mi fregano sempre.

Anche il video è derivativo degli AC: vi ricordate "Who Could Win A Rabbit"? Anche qui ci sono pupazzi su ruote, anche qui uno cade. Ma mentre là c'era la violenza, qua c'è emarginazione e moto da cross. Insomma, tutto un po' moscio. Diretto da Tobias Stretch.

Canzone 5.3 (l'album è meglio)
Video 6.1

Benoît Pioulard - Lasted

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Se non sapete chi è Thomas Meluch, in arte Benoît Pioulard, avete scaricato-comprato-ascoltato gli album sbagliati negli ultimi anni. In particolare avete segato di brutto gli ascolti del 2006, anno in cui è uscito il suo primo album su Kranky Records, Précis. "Triggering Back" fu il mio pezzo di quei 12 mesi.
Adesso avete l'occasione di essere un po' più tempestivi con Lasted, terza fatica giunta dopo un paio di settepollici. Altro capolavoro, coniuga come nient'altro forze centrifughe e centripete: da una parte l'intimismo e l'introspezione di un cantautorato a bassa fedeltà, fatto di registrazioni casalinghe e di semplici accordi folk; dall'altra, le fughe verso i paesaggi sonori continuamente evocati da field recordings, droni, suoni trovati.. Pop e musique concrète, uno la morte dell'altra.
La title-track in questione è uno dei pezzi più orecchiabili del disco e bisogna concentrarsi per cogliere i rumori (altrove dominanti) di fondo che ne moltiplicano la trama.

Il video è diretto da Church & Steak, duo di filmmaker(s) (non so mai se usare la esse per i plurali se sto scrivendo in italiano.. cosa dice la Crusca?) composto da Josh Lowman e Rinee Shah. È ispirato a La Jetée (se non sapete cos'è, avete segato di brutto le vostre visioni nel 1962), ma se questo non l'avessi letto non me ne sarei accorto. In ogni caso, è un corto d'animazione in bianco e nero, colto e suggestivo a sufficienza.

Canzone 7.2
Video 7.6


Ariel Pink's Haunted Graffiti - Round & Round

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Non so da dove partire per parlare del video-barra-la-canzone qui sopra. Principalmente per il fatto che ho appena scoperto che è La Canzone Dell'Anno secondo Pitchfork, il che nel mondo dell'indie equivale a un Golden Globe come migliore attore nel mondo del cinema. Oppure a finire Persona dell'Anno sul Time nel mondo delle persone. Oppure chi più ne ha più ne metta.
E non so cosa dire perchè "Round And Round" mi sembra un po' sottotono per piazzarsi in testa alla classifica dei cento pezzi più belli di un intero anno. Cazzo, è tanta roba.
Fermi però, io sottotono lo intendo in senso letterale, non figurato. La canzone (e l'intero disco) è fatta di suoni soffusi, bassi volumi, toni vagamente confidenziali, ritmi rilassati... Uso i puntini di sospensione per convincervi ulteriormente... Quello che mi stupisce è come una gemma così delicata, così sobria, possa avere a che fare con Kanye West e LCD Soundsystem e batterli per conquistare il gradino più alto del podio. Lei ha quest'aria un po' disinteressata da b-side, non gliene frega niente delle vostre classifiche. Saranno rigurgiti di gelosia indie adolescenziale, ma io non son contento che sia stata trattata così.
Adesso la ritroverete in playlist tra l'hip-hop e l'electro e qualcuno che la sente fuori contesto dirà "insipida".
Verrà remixata, la metteranno nei club e le piste si svuoteranno.
Le folle si ritroveranno fuori la sede di Pitchfork a protestare coi forconi.
Ok, troppo apocalittico, però insomma ci siamo capiti, no? Il discorso del perchè mi faceva strano. Ecco.
Pezzo strepitoso, album strepitoso.

E il video è eèpoeééf, come direbbe un mio amico per mostrare la sua approvazione. L'ha girato Wayne Coyne con l'iPhone. Cioè, proprio come dire "vaffanculo al video di Kanye West da 35 minuti". Poi questa gente qua ha aggiunto il rumore visivo (consigliano di scaricare da Vimeo per apprezzare meglio). Nel video oltre al gruppo che suona c'è il latte materno donato da trenta donne ad Ariel Pink. È tutto così intimo che quasi mi emoziono. Sì, avevo detto che non mi piacevano i video coi musicisti ma qui siamo l'occhio e il braccio di Wayne Coyne.

Canzone 8.3
Video 7.2


Radio Dept - Never Follow Suit

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Altra canzone da un album che non ho ascoltato, nonostante loro mi piacciano molto. A questo punto la domanda sorge spontanea: cosa sto a farci qui sopra?
Stavolta almeno vedrò di rimediare, visto che Pitchfork, NME, PopMatters, Indie For Bunnies e Drowned In Sound (troppa fatica mettere i link) giudicano Clinging To A Scheme con voti superiori all'8/10.
Quello che posso dire è che i suoni sono sempre quelli: voci da dream pop svedese, chitarre alla Sarah Records, molta nostalgia ottantiana e un po' di sana attitudine DIY che rende il tutto intimo come una cameretta dai colori pastello. I ritmi vagamente dub sorprendono per un attimo, poi tutto quadra. Come succede sempre coi Radio Dept., "Never Follow Suit" è un pezzo così delicato da conquistarti con l'aumentare del numero di ascolti. Credo di essere a 5 in questo momento.

Il video, girato da Jens Henricson, è fatto di dissolvenze e sfocature che non si risolvono e di inquadrature che tendono all'astrazione della forma. I colori sono perfetti e l'atmosfera risulta giustamente eterea, ma le immagini in negativo verso la fine non mi convincono. Compitino.

Canzone 7.1
Video 5.5