Cocoon - Oh My God

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Occhio, questi sono francesi.
Per di più sono più giovani di me. Di solito non ci bado o non mi capita di leggerlo, e quindi credo di essere ancora in tempo per sfondare. Un adolescente, tipo. Invece non lo sono e non so neanche suonare quindi forse è meglio che basta. Come nel calcio, che la metà dei giocatori di serie A avrà meno di 25 anni. Io invece ho iniziato tre mesi fa. Faccio il portiere in una squadra della peggior divisione del campionato amatoriale CSI. Sono bravissimo, eh, però ormai in serie A non ci arrivo più.
Così come un disco come questi Cocoon ormai non lo faccio. Pazienza, anche se quest'album è già disco d'oro in Francia. Suonano canzoncine semplici semplici: due accordi arpeggiati, la ragazzina che preme sette tasti di pianoforte (in 3 minuti), gli archi dietro che glieli ha arrangiati qualcun altro, le melodie già sentite e risentite. E la produzione delle grandi occasioni.
Vorrei stroncare, insomma. Però funziona, mi sa che il disco finisce che lo consumo volentieri.

Il video non ho ancora deciso. Mi piacciono i disegni? No, non tanto. Però non trovo che nel complesso tratteggi una desolazione efficacissima? Già. E l'animazione che praticamente non esiste? Quella mi urta un po'. Però il panda che sgranocchia bambù al drive-in? Gli voglio bene. E quindi? Sei e mezzo. Diretto da lui e lui.

Canzone 6.8
Video 6.5


Mogwai - How To Be A Werewolf

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In questi giorni sono pigro. Sarà che avrei un sacco di altre cose da fare, ma la voglia di nuovi post latita. Questo mi ero ripromesso di farlo da un po', non posso più rimandare. Sarò comunque laconico.

Vi riassumo la storia. James Bowthorpe è un tizio che ha fatto il giro del mondo in 174 giorni. Antony Crook è un fotografo che quest'estate l'ha seguito in Norvegia per girare un corto sul "non mollare mai". I Mogwai sono la band i cui demo Crook ascoltava durante la ricerca delle location. Finisce che i Mogwai per il corto registrano un versione leggermente diversa del pezzo "How To Be A Werewolf" che sarà contenuto in Hardcore Will Never Die But You Will, in uscita a gennaio. Tutto questo l'ho letto qui.

Detto ciò, i Mogwai son bravi ma non li ascolto da anni. Non mi servono più. Le immagini del video sono perfette. Essendo canzone e video una cucita sull'altro (o viceversa), il risultato è esteticamente impeccabile. Rimane però un po' leggerino.

Canzone 6.3
Video 7.0


Grinderman - Evil

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Il Vampyroteuthis Infernalis, meglio conosciuto come calamaro vampiro, è un cefalopode dal sangue blu che vive nelle profondità prive di luce degli oceani temperati e tropicali. Si ciba prevalentemente di crostacei di piccole dimensioni, si difende emettendo nuvole di muco bluastro luminescente e, che io sappia, non è ancora diventato protagonista di un film della Asylum (bisognerebbe chiedere ai 400 calci).
È invece il protagonista di questo video dei Grinderman girato da John Hillcoat, il regista di The Proposition e The Road. Non so il calamaro, ma io mi offenderei a essere preso come soggetto per un video che si chiama "Male". A meno che non sia una trappola e l'australiano ci stia dicendo che in realtà il Male è il co-protagonista, un canarino arancione che ruota la testa come Linda Blair nell'Esorcista. In questo caso il video mi starebbe anche simpatico. Ma poi mostra il calamaro che si rivolta come un guanto e noi pensiamo "oh no, allora è veramente lui il cattivo". Bastardo, John Hillcoat: lui si è solo rifugiato nella "posizione ad ananas", nella quale "inverte la sua tunica sopra il corpo, presentando una forma apparentemente più grossa e molto più scura coperta di cirri innocui ma apparentemente minacciosi" (da Wikipedia). Insomma, si è spaventato. E rimane totalmente inoffensivo essendo lungo massimo 30 cm, tentacoli compresi.
Per concludere, il più squallido caso di strumentalizzazione di un calamaro vampiro a cui io abbia mai assistito. Il Male siete voi.

Per la cronaca, video e canzone sono pallosi, nonostante i 2 minuti e 59 secondi (salvo il primo perchè un po' suggestivo lo è). Complimenti.

Canzone 5.4
Video 6.2


Sam Prekop - The Silhouettes

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Qualche mese fa Sam Prekop dei Sea and Cake se n'è uscito con un terzo album solista che non aveva niente a che fare coi due precedenti. Fissando come regole quelle di: 1) niente vocals; 2) niente chitarre; 3) niente battiti, ha registrato 9 brani elettronici difficilmente catalogabili. Il suono è quasi esclusivamente quello di un sintetizzatore modulare e quindi il materiale è fondamentalmente improvvisazione riarrangiata da Prekop nei mesi invernali dello scorso anno. Album sperimentale, ma curiosamente accessibile perchè percorso da trame necessariamente da seguire e ricostruire. Non aspettatevi niente come "The Silhouettes", però: il grosso dell'album è più astratto, più droneggiante e glitcheggiante; le "melodie" si sviluppano quando meno ce lo si aspetta.

Il video è di delicatezza rara. Jordan Kim dirige un'animazione caratterizzata da colori pastello sfumati con naturalezza, dove la cura e il rigore delle forme realizzano un capolavoro di design. La trama è infantilmente poetica e adorabile, oltre che misurata sulla musica. Piacerà sicuramente a Sam Prekop che è anche un pittore.

Canzone 7.3
Video 8.1


Oh No Ono - The Tea Party

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E torniamo a parlare di Danimarca dopo la digressione su Skive nel post su Mind, Drips dei Neon Indian. Divertente quel post, eh?
Stavolta invece che a Skive andiamo ad Aalborg, che a differenza della prima almeno qualche volta l'abbiamo sentita nominare. Coppa UEFA, secondo me. Da Aalborg provengono gli Oh No Ono, che come monicker mi piace, sa di negazione della tipa di John Lennon. Eggs, l'album da cui è tratta "The Tea Party", ricorda vagamente gli Animal Collective, dove il "vagamente" ha da intendersi come "gli piacerebbe" (oltre che come "poco, ma l'ho letto in una recensione"). Se infatti la musica è fatta da strutture pop su cui si innestano deviazioni psichedeliche, qui il suono e gli effetti non sono abbastanza devianti, c'è fin troppa melodia (a volte stucchevole) e le tracce di Animal Collective si riducono ai filtri applicati alla voce altissima del cantante. Gli episodi più riusciti rimangono allora i più quadrati: questa per esempio mi piace tanto, giusto per ricordarvi che i suoni ottantiani mi fregano sempre.

Anche il video è derivativo degli AC: vi ricordate "Who Could Win A Rabbit"? Anche qui ci sono pupazzi su ruote, anche qui uno cade. Ma mentre là c'era la violenza, qua c'è emarginazione e moto da cross. Insomma, tutto un po' moscio. Diretto da Tobias Stretch.

Canzone 5.3 (l'album è meglio)
Video 6.1

!!! - Jamie My Intentions Are Bass

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Un po' in ritardo, ma bel video per una band a cui volevamo tanto bene.
Non è plurale maiestatis, è che scommetto che sette anni fa anche voi pensavate fossero la cosa più fica del pianeta. Vi ricordate i bei tempi di Me And Giuliani Down By The Schoolyard? Beh, riascoltatevela lo stesso.
Con gli anni l'hype è calato e quest'ultimo Strange Weather, Isn't It, chi è che l'ha veramente cagato? Non io. Poi però capita di vedere questo video e ci si pente. "Jamie My Intentions Are Bass" è ancora il meglio che c'è in giro nel dance-punk-funk. Sarò felice di essere smentito, se ne siete in grado.

Il video è abbastanza impeccabile. Si apre con dei titoli di testa fantastici e poi segue il cantante nella sua ricerca di Jamie, nel cui vaso vuole piantare i suoi fiori. Di solito sono moralista e non sopporto la sessualità maschilista del 75% dei video, ma qua mi diverto e apprezzo l'ironia e la maestria del regista Saman Keshavarz. Grandissimi la gestione degli spazi e il montaggio che permettono prima un finto piano sequenza e poi ritmo e forza nelle allusioni sessuali. Belli anche colori, costumi e ambientazione anni '60.

Canzone 7.5
Video 7.8